SKW – "Live at Whisky a Go
Go" | Label: Sorry Mom!/Be Next Music
Ascolta il disco: https://benext.lnk.to/liveatwhiskyagogo
GUARDA UN ESTRATTO VIDEO DEL LIVE
https://www.youtube.com/watch?v=BzrOPrzaSwc&t=2s
INTRO AL DISCO
L’album “Live At Whisky A Go Go” nasce da uno dei momenti più
significativi della storia recente degli SKW: il tour americano del 2026 e, in
particolare, la notte del 13 febbraio sul palco del leggendario Whisky a Go Go
di Los Angeles. Sette brani
restituiscono la sequenza di quella serata, dall’intro di
“Mindset”, che apre il concerto con una progressiva costruzione d’attesa, fino
a “Humans”, scelto per chiudere il set con un ritornello affidato alle voci del
pubblico. Nel mezzo trovano spazio il ritmo pulsante di “Amnesia”, il contrasto
fra la durezza dei riff e le aperture melodiche di “Light”, la spinta compatta
di “Inside Out”, il carattere più istintivo di “Face To Face, Heart To Heart” e
la scrittura sincopata di “Infinite Game”, con i suoi cambi di passo e i
ritornelli più aperti.
Un
repertorio che, nella dimensione live, mette in primo piano lo scambio con il
pubblico e le diverse sfumature della scrittura degli SKW.
Dopo
anni di carriera, dischi, palchi e chilometri condivisi, la band ha scelto di
fissare quella serata in un live album registrato in uno dei luoghi simbolo
della storia rock mondiale. Quattro musicisti, un viaggio
dall’altra parte dell’oceano, una crew diventata famiglia e un concerto vissuto
fino all’ultima nota compongono il contesto da cui prende forma “Live At Whisky
A Go Go”.
L’audio, registrato
professionalmente, è stato prodotto e mixato da Frank Andiver, che ha curato
anche il mastering. La registrazione conserva il carattere della performance
senza rinunciare alla definizione del suono, lasciando emergere riff, ritmiche,
aperture melodiche e voci del pubblico.
L’INTERVISTA
RISPONDE MARK LARRY (voce)
1. Quattro date tra California e
Nevada: com'è stato organizzare il tour americano?
Il grosso del lavoro organizzativo
l'ha fatto Simone, il chitarrista. Ormai nella band siamo abituati a sapere che
dietro a tutte le situazioni c'è lui e, proprio per questo, eravamo abbastanza
tranquilli sul fatto che tutto sarebbe filato liscio. Quando però ti confronti
davvero con la macchina organizzativa di un tour del genere, ti rendi conto di
quante cose ci siano dietro anche a ciò che, da fuori, sembra semplice: un
backline, una scaletta, un soundcheck, un orario da rispettare, uno
spostamento.
Dietro ognuno di questi dettagli ci
sono una quantità enorme di telefonate, mail, messaggi e WhatsApp. Simone
riesce a tenere tutto sotto controllo con una pazienza e una precisione che,
sinceramente, per noi sono diventate quasi parte del DNA della band. Noi arriviamo
e suoniamo; lui, molto spesso, ha già combattuto cento battaglie prima ancora
che noi ce ne accorgessimo.
2. Che atmosfera c'era nel backstage
del Whisky a Go Go prima dell'inizio del concerto?
Per me è stata un'emozione
particolare perché al Whisky ci ero già stato anni prima con un altro progetto,
ma in quel caso ero lì come turnista. Conoscevo già quegli spazi e ricordo
benissimo che, già allora, mi ero detto quanto sarebbe stato bello poter
tornare un giorno con la mia band.
Quando poi questa possibilità è
diventata reale, è stato un po' come vedere concretizzarsi una promessa che
avevo fatto a me stesso anni prima. L'atmosfera nel backstage era elettrica, ma
personalmente c'era anche una sensazione molto forte di ritorno e di
compimento: conoscevo già quel luogo, ma questa volta lo stavo vivendo davvero
con i miei fratelli.
3. Quali sono state le differenze
più evidenti tra il pubblico italiano e quello americano?
Alla fine, in termini di energia e
trasporto, non credo ci sia una differenza così grande. Probabilmente il
pubblico americano è un po' più abituato a sonorità come le nostre e quindi,
almeno all'inizio, tende a lasciarsi coinvolgere più facilmente.
Ma una volta che riesci a creare
quella connessione tra palco e pubblico, le differenze si assottigliano
moltissimo. Quando scatta davvero lo scambio di energia, non esistono più
lingua, provenienza o abitudini diverse: resta solo quello che succede in quel
momento tra chi è sul palco e chi è davanti.
4. In che modo è nato il videoclip
di “Augmented Humanity” con Marco Bazzi nel deserto del Joshua Tree?
Il concept visivo è nato soprattutto
da Marco Bazzi, che vive proprio da quelle parti con sua moglie e conosce molto
bene il territorio. Aveva già individuato gli spot giusti, gli orari migliori
della giornata, le luci, i colori e il tipo di atmosfera che voleva ottenere.
Nei mesi precedenti abbiamo lavorato
insieme per dare al concept un senso più completo e soprattutto per creare un
filo conduttore che fosse coerente con il significato della canzone. Poi, per
quanto riguarda la scelta delle location esterne, i setting, la luce e
l'impostazione cromatica, il merito è praticamente tutto suo.
5. Dopo l'apertura ai Fear Factory,
cosa significa per voi tornare a confrontarvi con quel mondo?
Aprire per i Fear Factory è stata
un'esperienza molto emozionante e sicuramente una delle tappe importanti del
nostro percorso. Abbiamo avuto la possibilità di condividere il palco con
musicisti che hanno fatto la storia di quel tipo di musica e ci siamo goduti anche
tutto quello che succede intorno al concerto, compresi i momenti nel backstage.
In particolare è stato molto bello
poter passare del tempo e confrontarci con Milo e Dino Cazares. Sono esperienze
che ti danno visibilità, ma soprattutto ti lasciano qualcosa dal punto di vista
umano e musicale.
Detto questo, per noi resta una
tappa, non un punto d'arrivo. Finita una serata così, torniamo comunque a
concentrarci sul nostro percorso, cercando nuove opportunità e continuando a
proporre la nostra identità e la nostra musica.
6. Quali sono i prossimi progetti
dopo il live?
La prima cosa che vogliamo fare è
dare il giusto spazio a questo live. Per noi rappresenta davvero il coronamento
di tanti anni di carriera, perché finalmente riusciamo a mettere su un disco quello
che sono gli SKW nella loro dimensione più naturale: il palco.
È un risultato a cui teniamo molto,
quindi nei prossimi mesi faremo alcuni concerti per promuovere questa uscita e
continuare a darle vita dal vivo. Poi, una volta chiuso questo ciclo, torneremo
a lavorare sulla scrittura di nuovo materiale con l'obiettivo di costruire il
prossimo album di inediti.
BIOGRAFIA
Gli SKW nascono a Milano nel 1989 con il nome Skywalker. La
formazione attuale, stabile dal 1996, è composta da Marco Laratro (voce),
Simone Anaclerio (chitarra), Mirko Voltan (basso) e Giancarlo Piras (batteria).
Dopo i primi demo e una
crescente attività live, nel 1998 la band cambia nome in SKW e pubblica
“Techno-Logical”, album che apre alla dimensione internazionale e porta a un
contratto con Adrenaline Records e a una distribuzione mondiale.
Negli
anni successivi pubblicano “Connection” (2000), “Alter Ego” (2005), “Signs”
(2014) e numerosi tour in Italia e all’estero, compresi Russia
e Ucraina. Nel percorso la band condivide il palco con artisti come Soulfly,
Amorphis e The Haunted.
Nel
2022 gli SKW tornano con “Mindset”, seguito nel 2023 da “Inside Out” con
Alteria, “Humans”, dalla cover “Face to Face, Heart to Heart” e da “Infinite
Game”, il cui videoclip viene presentato in anteprima su Sky
TG24.
Il
19 gennaio 2024 esce “Humans” per Sorry Mom!/Be Next Music, distribuito da
Universal. Dall’album arrivano anche “Voice of Fear” e
“Reversal”, accompagnato da un videoclip horror realizzato con VIVAFX.
Nel 2025 gli SKW aprono a
Milano il concerto dei Fear Factory per il tour dedicato ai trent’anni di
Demanufacture.
Nel febbraio 2026 la band
porta la propria musica negli Stati Uniti con quattro date tra California e
Nevada. Nel deserto del Joshua Tree realizza con il regista Marco Bazzi il
videoclip di “Augmented Humanity”, pubblicato come singolo nel maggio 2026.
A
settembre 2026 arriva “Live at Whisky a Go Go”, primo album live ufficiale
degli SKW, registrato nel celebre locale di Los Angeles. Il documentario video
dedicato alla performance è previsto per ottobre 2026.






