mercoledì 4 febbraio 2026
lunedì 8 dicembre 2025
Emidio de Berardinis
presenta
VIA IGNIS...
https://open.spotify.com/intl-it/album/2z2jf1h7hZLQkrfMTNQPNe?si=KwqWYQ6cRNuauQai0eNOew
Via Ignis, il nuovo lavoro autoprodotto da
Emidio De Bernardinis, non è un disco: è una fenditura. Un varco aperto in
quello spazio interiore che siamo abituati a ignorare mentre scorriamo
distrattamente lo schermo di uno smartphone. Dodici canti costruiti come
altrettante stazioni di un percorso iniziatico, in cui l’ascoltatore non è
invitato a “godere” della musica, ma a misurarsi con essa.
Il concept affonda le radici
nell’immaginario simbolico degli Arcani Maggiori, in particolare nella figura
dell’Appeso, archetipo del ribaltamento dello sguardo. De Bernardinis
assume quella postura sospesa e la traduce in brani che rifiutano ogni
tentazione di compiacimento: niente slogan motivazionali, nessun ritornello
consolatorio, ma una scrittura che alterna ferocia e tenerezza, visioni
mistiche e fenditure psicologiche.
La voce si fa deserto, talvolta
abisso, talvolta preghiera. Le parole sono affilate, ma capaci di aprire
spiragli luminosi in chi accetta di lasciarsi “fermare” da queste tracce che
non accompagnano: deviano, disturbano, spogliano. È un album che predilige il
fuoco alla forma, l’urgenza alla levigatezza, e proprio per questo colpisce
come un rito di passaggio.
Via Ignis è un invito alla disobbedienza
interiore: una chiamata a spegnere l’automatismo del quotidiano per riaccendere
il centro della coscienza. Ne si esce scossi, forse stanchi, ma più lucidi. Un
disco che non cerca consenso, ma risveglio. Da attraversare con cautela, magari
in ginocchio — ma con la promessa di rialzarsi diversi.
Ciao Emidio!
Iniziamo parlando del tuo percorso musicale e come sei arrivato fin qui.
Ciao
e, innanzi tutto, grazie per il vostro interesse!
Allora,
mettiamola così: credo che nella vita ci siano sentieri che non vengono scelti
ma sono loro a scegliere te! Ho attraversato anni di musica condivisa, di
gruppi, di voci che si intrecciavano alla mia … poi, all’improvviso, è arrivato
il silenzio.
Un
silenzio lungo, necessario, una sorta di un eremitaggio interiore; e in quel
vuoto sono riaffiorati “sensi”, non solo musicali, ma dell’Essere. Da quel
punto di quiete è nata la necessità di iniziare a camminare la via dell’Arte da
solo: non per separazione, ma per assicurare fedeltà all’unione con Me stesso
che reclamava interiormente la mia attenzione da tempo immemore!
“Via
Ignis” è il tuo primo album solista, come lo presenteresti?
È
un diario di viaggio in forma poetica e di suono: dodici brani che scandiscono
dodici stazioni di un pellegrinaggio non geografico ma coscienziale. Il fuoco
del titolo non è da associare alla distruzione, bensì alla purificazione: è una
via che brucia le vecchie impalcature dell’io per lasciare spazio a ciò che, di
più Vero e vibrante chiede di manifestarsi. Si tratta di un’opera che non è
scaturita come risposta al desiderio egoico di “fare un album”, ma per
accendere un lume che possa supportare chi cammina nel buio
dell’inconsapevolezza (anche se, in verità, quel lume serve ancora, prima di
tutto a me).
Quali
sono le tradizioni esoteriche e spirituali di riferimento?
Sono
come correnti sotterranee che si incontrano nella stessa sorgente: ci sono
tracce del sufismo, con il suo danzare attorno al centro; echi della gnosi, dei
Padri del Deserto, delle Upanishad, dell’Advaita, del risveglio della coscienza
squisitamente gurdjeffiano… Ma più di tutto, c’è la mia personale archeologia
dello spirito: intuizioni improvvise che arrivano proprio quando non le
cerchi, letture dimenticate che riaffiorano per essere reinterpretate,
coincidenze che diventano simboli maestri …
In
realtà, non ho mai voluto aderire ad una singola tradizione, preferisco
lasciarmi attraversare da tutto ciò che mi richiama, che studio e di cui faccio
esperienza cosciente. Il mio più grande lavoro interiore consiste, però, nel
conservare solo ciò che risuona con la mia coscienza e che si esprime
attraverso la nostalgia della Verità e della Bellezza.
In
che modo questo disco si intreccia con la tua vita ordinaria?
Direi
che è stato un tentativo di armonizzare due rive: la vita quotidiana, con le
sue scadenze e i suoi gesti meccanici (da cui desidero ardentemente liberarmi
del tutto), e quella parte invisibile che spesso si mette a tacere, per
pigrizia o per inconsapevolezza!
“Via
Ignis” è nata nello spazio in cui queste due dimensioni
si sono finalmente messe in comunicazione: è come se ogni brano fosse un
frammento di ciò che ho compreso mentre cercavo di conciliare la dimensione del
sacro con il supermercato, la meditazione con il traffico, il pagamento delle
bollette con la ricerca dello Spirito.
È
un’opera che non descrive la mia vita, ma le restituisce il senso più
autentico.
Vuoi
lasciare un augurio ai nostri lettori e ai tuoi ascoltatori?
Vorrei
augurare a ognuno il coraggio di ascoltare e preservare il proprio silenzio,
perché lì spesso si nasconde la parola che manca per riuscire a trascendere
l’illusione del mondo e tutta la sofferenza che ne scaturisce.
E
di intraprendere, senza paura ma con rinnovata dignità, la propria personale
via, sia essa di fuoco, di acqua o di vento! Le vie sono molte, ma tutte conducono
alla stessa soglia e quando la si attraversa, anche solo per un istante, cambia
completamente il modo in cui ci si relaziona con gli eventi e le persone.
Che
il vostro sguardo possa divenire presto leggero e luminoso come quello di chi
ha ricordato, finalmente, la propria origine divina … al di là di ogni
superficiale e transitoria apparenza.
domenica 7 dicembre 2025
Atom Lux
Voidgaze Dopamine Salad
https://open.spotify.com/intl-it/album/64Y8KzprtJzLOStLQP7kCS?si=0ho9aKmaQLS0htE_uacqig
Descrizione Album
Con il suo album di debutto Voidgaze Dopamine Salad, Atom
Lux (in parte Lucio Filizola) intraprende una turbolenta
esplorazione ai confini del rock psichedelico contemporaneo.
Atom Lux nasce dal desiderio di abbracciare l’instabilità come
motore creativo. Invece di scegliere un solo linguaggio musicale, Filizola
intreccia psych rock, alternative, garage, soft stoner e prog-pop,
lasciando che si scontrino, si sovrappongano e si trasformino in qualcosa di
fresco e unico. Il risultato è un album che sfugge alle definizioni, ma che al
tempo stesso mantiene una forte coerenza: un multiverso caleidoscopico tenuto
insieme dalla forza gravitazionale dell’energia rock più autentica.
Al centro di Voidgaze Dopamine Salad si incontrano gioco e
apocalisse, visioni allucinatorie e strutture solide. I dieci brani poggiano su
chitarre granitiche e riffose, synth frastagliati, voci sature e una sezione
ritmica pulsante, mentre i testi spalancano porte su immaginari surreali e
grotteschi: scimmie allucinate, fiumi di lava, universi frattali,
singolarità cosmiche letali, conigli inebrianti, serpenti doppiogiochisti e
danzatori isterici. Ogni traccia è un portale diverso, ma tutte insieme
compongono un mosaico sonoro vivido e delirante, in cui caos e melodia
convivono in tensione costante.
Pur non essendo un concept album, il disco porta con sé un filo
conduttore forte: la sensazione di un’insalata di dopamina servita su un piatto
fatto di lunghi sguardi nel vuoto, un banchetto frammentato e ipnotico di
emozioni, visioni e distorsioni. Il titolo stesso riassume il paradosso che
anima la musica di Atom Lux: un mix irriverente di ironia, psichedelia e
inquietudine esistenziale, servito con l’energia ruvida e diretta di una live
performance rock.
Con Voidgaze Dopamine Salad, Atom Lux si presenta come una
voce nuova e riconoscibile nel panorama psych/alt-rock. Un lavoro eccentrico
eppure curato, surreale ma radicato nella tradizione, che dimostra come il
rock possa ancora reinventarsi quando viene filtrato da un’immaginazione senza
confini. Più che un semplice debutto, è un invito ad entrare in un multiverso
sonoro in cui ogni ascolto svela nuovi dettagli, nuove distorsioni, nuovi modi
di guardare nel vuoto.
L’INTERVISTA
1. Dal
prog dei Möbius Project al psych/alt-rock di Atom Lux: come descriveresti
questo percorso evolutivo?
I Mobius sono
stati i compagni di crescita musicale, da quando inizialmente - sotto il nome
di Sphera – durante gli anni del liceo, ci divertivamo a spaccare i timpani ai
clienti del pub di turno, a forza di cover degli Zeppelin, Red Hot, Hendrix,
Beatles, Stones e compagnìa..a quando abbiamo scelto di prendere una deriva
prog, con la pubblicazione di Ra Me Nivar. Il prog rock è stato un
genere che mi ha insegnato tantissimo, ma più recentemente ho deciso di
innescare una sorta di rottura con questo genere (che continuo però ad amare, e
richiamare in vario modo nella mia musica) e mi sono ritrovato in uno sweet
spot caratterizzato dalla fusione di psichedelia, garage, alternative e (un po’
di) stoner, che è il terreno su cui mi trovo a camminare al momento.
2. Dopo
una pausa di diversi anni, cosa ti ha spinto a tornare a comporre nel 2019?
Anche se in misura
molto minore, ho continuato a suonicchiare anche dopo lo scioglimento dei
Mobius, ma ho scritto pochissimo. Ad un certo punto mi sono semplicemente
stancato di non avere un progetto vero e proprio - di suonare “a vanvera” - e
quindi ho deciso di riattivarmi anche dal punto di vista compositivo,
ritrovando la “vena” con relativa facilità. Qualche anno dopo - dopo il mio
trasferimento a Roma, nel 2021 - ho deciso di dar vita al progetto Atom
Lux.
3. Com’è
stato creare un progetto solista completamente libero da vincoli di genere?
Non avendo una
produzione artistica alle spalle (che oggi rischia di tradursi in una sorta di
linea di business basata anche su trend di mercato), ma essendo indipendente,
mi risulta molto facile e comodo essere libero da qualsiasi vincolo, e mi
diverto un sacco. Ovviamente ci sono tutti i contro che caratterizzano un
progetto di nicchia indipendente, ma questa cosa non mi scoraggia per niente.
4. Cosa
ti porti dentro dell’esperienza con Ra Me Nivar e del lavoro del 2014?
Come dicevo, con i
Mobius ho condiviso la crescita musicale a partire dalla prima adolescenza. Con
loro ho imparato come si scrive e si arrangia musica in una band. Ra Me
Nivar è nato quando già la band era sparpagliata per l’italia (causa
università) ma siamo comunque riusciti a vederci periodicamente per chiudere il
lavoro. Da quell’esperienza - e in generale da quel periodo musicale della mia
vita - sicuramente continuo a portarmi dentro l’animo prog rock, che - anche se
sono riuscito a (o meglio, ho deciso di) domare – non andrà mai via, e la cosa
mi sta bene.
5. Nel
2024 Atom Lux diventa una full band: come ha cambiato il tuo modo di scrivere o
suonare?
Per il momento
continuo a scrivere da solo, anche essendo attivo in full band, ma sto
ritornando ad apprezzare la condivisione di idee, e la mutua influenza tra
elementi della band, in sala prove. Era qualcosa che mi mancava. In sala
infatti succede spesso di stravolgere intere sezioni dei miei brani, aggiungere
parti, modificare e ri-arrangiare, a favore di una migliore resa live e di una
migliore coesione della band. Venite a sentirci dal vivo!
6. Quanto
conta la sperimentazione per te, oggi, rispetto agli inizi?
Conta sempre molto.
Credo che in una certa misura, sperimentare, provare, anche sbagliando, debba
essere sempre al centro di una produzione artistica creativa. Può trattarsi
anche semplicemente di perdere un’ora sulla scelta di un suono, per ottenere
quello perfetto per un pezzo (evitando di accontentarsi), o sperimentare nuovi
incastri ritmici, o nuove progressioni armoniche, qualsiasi cosa…ma
l’esperimento è fondamentale – e anche divertente.
7. Qual
è il tuo rapporto con l’immaginazione “senza confini” di cui il disco sembra
nutrirsi?
Mi piace molto la
sensazione – non so cosa succede nel cervello ma è piacevole – dell’imbattersi
in qualcosa di inaspettato, un plot twist, dello scoprire cose o concetti che
non avrebbero senso di esistere. Sarà che questa sensazione allontana un po’ la
noia (?), grande nemica dell’uomo, non so..Per intenderci con un esempio
stupido e senza senso, se di notte mi alzo assetato, vado in cucina e apro il
frigo per prendere dell’acqua, e dentro al frigo ci trovo l’acqua - insieme a
tutto quello che dovrebbe stare in un frigo – tutto torna. Se invece aprendo il frigo dentro ci trovo
Leonardo da Vinci che fa un massaggio a Gianfranco Magalli, steso a pancia in
giù su una fetta di pane che funge da lettino, mentre ascoltano i Motörhead a
palla, la cosa sarebbe inattesa, e sicuramente divertente.
8. Cosa
rappresenta per te Voidgaze Dopamine Salad nel tuo percorso artistico?
Vedo “Voidgaze
Dopamine Salad” come una vera e propria insalata che – personalmente – è
stata per me una discreta fonte di dopamina. Una mia prima apertura – ufficiale
– alla produzione musicale da solista, banalmente, un debutto. Un multiverso
sonoro dalle sembianze caleidoscopiche, in cui mi rispecchio.
martedì 11 novembre 2025
Rescue Zone presentano
il video di Bed, un bellissimo concept video con atmosfere tra il dark e il
sognante
https://youtu.be/5QdGz0M2Kmc?si=FSTgxb4s9jvoGavw
IL BRANO
“Bed” si esprime in modo
distaccato dalla persona e racconta la condizione che ognuno di noi vive dentro
le proprie paure e insicurezze. Mostra come queste ci facciano sentire
oppressi, inadeguati e costantemente in conflitto con noi stessi.
È una spinta alla ribellione, prima
verso le nostre stesse gabbie interiori, per provare a uscire da quelle
situazioni che creiamo con gesti istintivi e affrettati. Ci ricorda che tutto
ciò di cui abbiamo bisogno va cercato ed ottenuto senza compromessi e paura.
Ogni riferimento rimanda a momenti di
riflessione; ogni domanda cerca una risposta, senza sapere se sarà davvero
quella giusta. Il brano racconta il passaggio dalla quiete apatica alla
ribellione, nella ricerca di una risoluzione personale.
IL VIDEO
Il video di Bed si apre con una mano
sanguinante e una camminata lenta, come se il pericolo fosse ormai alle spalle.
È solo una tregua illusoria: ciò che inquieta dentro non ha mai smesso di
muoversi. La cattura e il sacco calato sulla testa segnano il ritorno inevitabile
di quelle ombre.
Su un materasso, il corpo giace con il
volto coperto dallo stesso sacco. Mani che vagano ai lati sfiorano lo spazio
attorno, presenze che tornano a manifestarsi e richiamano ciò che era stato
messo a tacere.
Sul tavolo, circondato da figure mute,
una mano scivola dall’addome
al volto: un contatto che rivela la verità nascosta, come se ciò da cui si
fugge trovasse comunque il modo di manifestarsi.
Nel bagno, immerso nell’abbandono,
tutto si ribalta: chi tentava di fuggire diventa preda, e ciò che sembrava
distante prende il controllo. Il trascinamento per i piedi legati e il cerchio
rituale mostrano l’esposizione totale
alle proprie paure.
Nella sepoltura nasce un impulso di
ribellione, un gesto istintivo per non lasciarsi inghiottire definitivamente.
La corsa ritorna, tra cadute e riprese, fino alla stessa mano sanguinante che
chiude il video, identica all’inizio: il
confronto con sé stessi non finisce,
ritorna ciclicamente allo stesso varco.
BIOGRAFIA
I Rescue Zone si formano nel 2024,
dall’incontro tra cinque musicisti
decisi a trasformare le proprie esperienze in qualcosa di autentico e potente.
Tutto parte quando Emanuele, voce della band, contatta Nicola, bassista, nel
settembre dello stesso anno. Con Andrea alla batteria – compagno di palco di
lunga data di Nicola – e i chitarristi Alice e Raffaello, vecchi amici uniti
dalla stessa urgenza creativa, la formazione prende rapidamente vita.
Le loro influenze diverse si fondono
in un sound diretto, energico e moderno, dove melodia e impatto convivono in
perfetto equilibrio.
A giugno 2025 pubblicano il primo
singolo, “Get Away”, seguito da “Bed”, due brani che segnano l’inizio
del percorso dei Rescue Zone: una band che mette al centro l’istinto,
la coesione e la voglia di suonare senza compromessi.
giovedì 2 ottobre 2025
presentano
il terzo singolo,
"3
ottobre"
tratto
dall'album BARBARIE
Il 3 ottobre esce
“3 Ottobre”, terzo videoclip e quinto singolo di Barbarie, ultimo album dei
Nimby. Il brano, dal tono cantautorale, racconta la solitudine esistenziale e
il desiderio di cambiamento di fronte a un mondo alienato e consumista, ma
anche il rischio di cedere alla tentazione dell’“uomo forte”, possibile
dittatore contemporaneo. Il videoclip, girato in un crudo bianco e nero,
rinuncia all’estetica patinata per sottolineare il contrasto vita/morte e il
dilemma morale del protagonista. La scelta del monocromo concentra l’attenzione
su azioni e personaggi, disturbata però dalla presenza di dispositivi
elettronici simbolo di distrazione di massa. Il personaggio, diviso tra sogno
rivoluzionario e attrazione per il potere, è fragile nella sua solitudine e
incline alla corruzione, riflettendo un’umanità che, tra simboli e rimandi
storici, rischia di ripetere i propri errori.
Il
video, un elegante clip in bianco e nero, che porta magicamente a livello visuale
i contenuti della canzone, è stato realizzato dal regista Emanuele Spagnolo.
GUARDA
IL VIDEO
IL TESTO
Oggi,
mercoledì 3 ottobre,
ho
deciso di fondare un movimento individuale
per
la promozione di un nuovo giudizio universale
Ci ho
riflettuto ieri, martedì 2 ottobre
mentre
ancora intorpidito provavo a rendermi la vita meno uguale
Che
tristissimo eureka lui col suo pattume
Passo
svelto e schiena dritta,
si
liberava di un peccato consumista.
Una
cacca di plastica, neanche troppo sola
invocava
l’attenzione del testimone che era stato la sua gola
Dimmi
che sei con me, anche quando non trovo le parole
Dimmi
che sei come me, contemplatore della rivoluzione
Oggi,
mercoledì 3 ottobre
ho
deciso di affidare tutti sti sbagli alla pena capitale
Mi è
balenato ieri, martedì 2 ottobre
mentre
i saggi e i poveracci si masticavano boriosi le parole
Quasi
quasi mi arrendo, resterei in disparte,
ma ho
la smania di azzerare di giudicare il tutto per una parte
Dimmi
che sei con me, anche quando non vedo più di un dove
Dimmi
che sei come me, affascinato dal moderno dittatore.
BIOGRAFIA
Nata da un’idea del
frontman Tommaso La Vecchia e del chitarrista Aldo Ferrara, la rock band
esordisce dal vivo nel 2009 in Calabria, offrendo un sound autentico nel
panorama indie alternative italiano.
Il primo lavoro è l’Ep del 2010 "A glimpse of
world seen thru the eyes of an old tree" forte della presenza musicisti
della scena locale come Arco Parentela (4Gradi Brix, Gioman) al basso e Antonio
Guzzomì (Meat For Dogs, Bretus) alla batteria.
Il primo LP della band è “Not In My Back Yard” del 2013, con la coproduzione di
Fabio Magistrali (Afterhours, Marta Sui Tubi, Rosolina Mar, etc.). Nella
formazione ci sono Gianluca Fulciniti (batteria), Stefano Lo Iacono (basso),
Francesco La Vecchia (chitarra), Raffaele De Carlo (cori e flauto traverso); Le
registrazioni, in presa diretta, vengono eseguite al MuSaBa. di Mammola (RC)
parco-museo dell’artista internazionale Nik Spatari che ospita tutta la band
nella sua splendida foresteria e concede l’utilizzo di ben tre opere pittoriche
per l’artwork del cd.
Dopo la realizzazione del primo videoclip “Summer” nasce un’intesa col regista
Matteo Scarfò che, oltre a realizzare il video di “Cinema” sceglie alcuni brani
di “Not In My Back Yard” tra le musiche del docu-film “BOMB! Fantasia In
Fiamme”, dedicato alla vita e alla poesia “Beat” di Gregory Corso.
Il secondo album, “NIMBY II” del 2018, è realizzato in coproduzione artistica
con Manuele Fusaroli (Nada, Tre Allegri Ragazzi Morti, Il Teatro degli Orrori,
One Dimensional Man, Karate), registrato e mixato al Natural Headquarter Studio
di Corlo (FE) con l’assistenza al banco di Federico Viola. A sostiuire
Gianluca Fulciniti c’è Simone Matarese (Meat For Dogs, Bretus, Bruno & The
Souldiers). Illustrazioni e grafiche dell’LP sono stati realizzati dall’artista
Andrea Grosso Ciponte, professore dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Il
formato fisico in vinile è stato stampato dalla PPM. La copertina ha vinto il
Best "Art Vinyl Choice" nel concorso BEST ART VINYL 2018 che premia i
più bei vinili del panorama italiano.
Nel 2020 Vins Perri (Sharada) - batteria e voci - e Giuseppe Quaresima – basso
- subentrano rispettivamente al posto di Simone Matarese e Stefano Lo Iacono
per produrre nuovi brani presso il NUNULAB Studio (Mammola - RC) e il Black
Horse Music Studio (Catanzaro). Inizia, dunque, una nuova stagione compositiva
dove la poetica di Tommaso cambia prospettiva: dalle tematiche contemplative o
introspettive dei primi due album, nel nuovo lavoro il cantante volge lo
sguardo verso particolari fenomeni sociali, senza perdere l'opportunità di
raccontarli attraverso giochi surreali e lenti caleidoscopiche. Nel 2023 il
bassista Manuel Grandinetti entra nella formazione in sostituzione di Giuseppe.
Nel dicembre del 2023 esce in digitale con l’etichetta “Semplicemente Dischi”
il primo singolo del terzo disco “Barbarie”, “Avatar”, insieme al videoclip
realizzato in frame by frame da Raffaele Rotundo dell’Accademia delle Belle
Arti di Catanzaro.
Nel settembre 2024 esce il digitale sempre con la stessa etichetta il secondo
singolo "Montevideo" insieme al videoclip realizzato dal regista
Giuseppe Curti (aiuto regia in Freaks Out, Lo Chiamavano Jeeg Robot). Il 5
ottobre 2024 suonano a Faenza sul "Palco Crescendo" del Festival MEI
mentre qualche settimana dopo il videoclip di Montevideo riceve il premio
"Onda Rock Music Video Contest".
Il 21 Marzo 2025 esce in vinile e in digitale il terzo album Barbarie,
anticipato dai singoli "A Terra" e "Johnny Freak".
Negli anni la band condivide il palco con gruppi come Jeniferever, Octopuss,
Saint Just, Sick Tamburo, Bud Spencer Blues Explosion, Andy Timmons,
Rezophonic, Omar Pedrini, etc; preziosa la collaborazione con Franco Dionesalvi
per alcuni spettacoli di musica e poesia, presentati in rassegne come il
“Festival delle Serre” di Cerisano, “Primavera dei Teatri” di Castrovillari e
il “Festival Internazionale della Poesia” al MUDEC di Milano. Infine, si
segnalano partecipazioni ai migliori festival musicali calabresi come
Invasioni, Restart Cosenza Vecchia, Color Fest, Trame, Rock On Martirano
Lombardo, Tradizionandu, Onda Rock etc.
BARBARIE
Tra le onde agitate
della nostra umanità decadente, la band vuole offrire un nuovo equilibrio
attraverso il linguaggio del rock alternativo, ricco di intenzioni cantautorali
e libero dagli schemi dell’industria musicale nostrana. In un periodo storico
in cui l'esistenza dell'umanità è messa alla prova e in discussione, in questo
album i Nimby provano a raccontare, attraverso determinati personaggi e
fenomeni sociali, le contraddizioni della nostra epoca. Se nei brani i testi di
Tommaso fanno volgere lo sguardo verso gli ultimi della società, la copertina
offre invece una prospettiva verso chi ha intenzione di manipolare le nostre
menti e ci fa sprofondare nella Barbarie. Attraverso un gioco di assonanze il
barbiere della copertina, realizzata su tela dall’artista Matteo Marcucci alias
Mista Mark, è il medium a cui affidiamo ciò che antropologicamente di più
vicino è alla mente dell’uomo: i capelli che, nella Storia del rock, sono un
simbolo del vigore con cui viene trasmesso, attraverso linguaggi differenti, l’istinto
controculturale del musicista. Il volto mostruoso nel quarto riquadro
rappresenta il “taglio” finale realizzato dal Barbiere per sottomettere le
nostre menti al Potere. Il disco, annunciato in precedenza dai singoli Avatar e
Montevideo, è stato autoprodotto dalla band in totale modalità DIY; le
registrazioni il missaggio e il mastering sono state affidate a due studi di
Registrazione, il NunuLab (Mammola - RC) e il Black Horse
MusicStudio(Catanzaro).
IL VINILE
Il disco,
annunciato in precedenza dai singoli Avatar e Montevideo, è stato autoprodotto
dalla band in totale modalità DIY; le registrazioni il missaggio e il mastering
sono state affidate a due studi di registrazione, il NunuLab (Mammola - RC) e
il Black Horse Music Studio (Catanzaro).
Oltre che al
formato digitale è prevista anche l’uscita di un formato fisico molto speciale:
sono state stampate 200 copie a 33 giri numerate, di cui le prime 100 su vinile colorato naturale con
un multi splatter richiamante i colori
della copertina, sono già soldout. Inoltre, l’inserto interno, coi testi da un
lato e la copertina dall’altro, darà la possibilità di approfondire il
contenuto delle liriche ed eventualmente utilizzare l’opera dell’artista Mista
Mark presente come poster da incorniciare.
La stampa del vinile, realizzata con
l’etichetta catanzarese Semplicemente Dischi è stata affidata alla giovane
fabbrica calabrese di Vinili Southbound Press, una delle pochissime fabbriche
in Italia capace di offrire la stampa di vinili colorati splatter e marble.
martedì 30 settembre 2025
Slow Rush presentano il video Be Your Movie... estetica tra
il pop, il kitsch e il trash... brano power pop con attitudine punk
Link a YouTube:
https://www.youtube.com/watch?v=4-ZosMo5hg8
Intro/Descrizione
video:
Be Your Movie,
ideato dagli Slow Rush e diretto da Alberto Frisinghelli, trasformano un brano
già di per sé carico di riferimenti pop e nostalgia in un vero e proprio
videoclip surreale. Il video si muove tra commedia e sogno ad occhi aperti,
senza mai prendersi troppo sul serio, ma riuscendo al tempo stesso a
fotografare perfettamente lo spirito del pezzo.
Il titolo è il
cuore del gioco: Be Your Movie diventa sia una dedica romantica che
un’irresistibile onomatopea campagnola (moo-vie), e il video sfrutta questo
doppio registro con una serie di scene volutamente sopra le righe. Vediamo così
mucche che rincorrono i protagonisti, sirenetti con barba e baffi, stanze anni
2000 tappezzate di VHS e poster, fino a telefonate infinite fatte da banane
umane che chiamano altre banane. Ogni sequenza è un omaggio ironico e
affettuoso all’immaginario adolescenziale che ha nutrito una generazione, tra
teen drama americani e pomeriggi passati davanti alla TV.
La forza del video sta proprio nell’abilità di mischiare i registri: il tono
goliardico e leggero non cancella la profondità del senso del testo, ma la
amplifica, mettendo in scena quel senso di confusione brillante che accompagna
le prime scoperte, i primi innamoramenti e i primi desideri che non
corrispondono a ciò che il mondo si aspetta da te. È un linguaggio visivo che
sembra dire: “sì, è tutto assurdo, eppure siamo esattamente qui, dentro questa
assurdità, a riconoscerci”.
E se la componente estetica guarda dichiaratamente al kitsch e al trash
consapevole (camerette colorate, glitter ovunque, accessori fuori moda tornati
cool), a dare sostanza al tutto è il finale: una panoramica su Vicenza, la
città natale del trio. Una chiusura semplice ma potentissima, che riporta il
racconto all’origine, mostrando che dietro le parodie e i travestimenti c’è un
gruppo che non ha paura di dichiarare da dove viene e cosa sogna di diventare.
Be Your Movie non è
solo un video, ma un manifesto di intenti: gli Slow Rush non si limitano a
citare la cultura pop, la vivono, la deformano e la restituiscono con la
freschezza di chi vuole divertirsi ma anche lasciare un segno.
Autoironia punk e libertà queer, un piccolo cult in potenza, capace di parlare
a chiunque sia cresciuto con cartoni animati, VHS impazzite e crush
impossibili.
Biografia band:
Gli Slow Rush nascono nel 2020 a
Vicenza e suonano con l'urgenza di chi sa che perdere tutto non è un'opzione.
Emo-core, alternative rock, il suono di una VHS che si inceppa a metà di una
scena che avresti voluto rivedere e un approccio “take-it-or-leave-it” che
celebra l’autenticità sopra ogni compromesso con un’identità che oscilla tra
l’accettazione del disagio e l'introspezione.
Slow Rush è molto più di un
semplice progetto musicale: è un viaggio interiore che propone di mettere a
nudo la verità, come una lente che indaga la realtà delle emozioni e dei
pensieri nascosti, sfidando le convenzioni stilistiche musicali di un panorama stracolmo
di falsità confezionate, scegliendo sempre la strada dell'autenticità cruda.
Anche quando fa male.
presenta
"TI PRENDI IL MIO TEMPO"
GUARDA IL VIDEO
ACCAME
- TI PRENDI IL MIO TEMPO
Virgolettato
Ti prendi il mio tempo nasce nei primi anni
di approccio al cantautorato, intorno al 2012 e parla di una storia d’amore
dove gli equilibri non sono paritari; la parte forte prevale su quella più
debole e la prevarica, costringendola a sottomettersi al suo volere emotivo
Nasce così un rapporto malato, fatto di
decisioni prese solamente da una sponda, induzione a sensi di colpa inesistenti
e tossicità sentimentale continua
Non è mai facile uscire da una situazione
così perché si diventa succubi dell’altro, si ha paura a dire come ci si sente
e di conseguenza ci si spegne lentamente, credendo di essere noi la parte
sbagliata
Ma non è mai tardi per accorgersi che è
arrivato il momento di porre fine a questo massacro, ci vuole solo la giusta
dose di coraggio che arriva quando si è sfiniti e svuotati da una situazione
che non ci appartiene più
E quando arriva, il grido di rabbia e di
disperazione si fa grande e travolge tutto e tutti come un fiume in piena; il
risultato è la fine della relazione e la consapevolezza di una nuova solitudine
che ci farà bene, in quanto come un terreno lasciato a riposo ci preparerà
sicuramente ad un nuovo inizio
“la luce mi sveglia e intorno a me c'è solo
silenzio e questa polvere” dice un passaggio della canzone, niente di
più vero; nella vita spesso e volentieri quando si dice la verità ci si ritrova
sempre soli e l’unica compagnia è la polvere sul pavimento, illuminata dalla
luce che filtra dalle persiane di un nuovo giorno ma con il quale non siamo
ancora abituati a fare i conti
Ma veniamo alla musica: arrangiamento
pop/rock con influenze dei primi anni 2000; chitarre acustiche leggermente
scure e ritmate, tastiere costanti che sembrano quasi tenere il tempo, chitarre
elettriche che entrano con rabbia nei ritornelli e che sembrano urlare tutto il
loro sdegno, batteria e basso sincopati che richiamano a sonorità hip pop,
campionature elettroniche ridotte al minimo ma con un omaggio nell’assolo alla
musica rock alternativa e sinfonie dettate dagli archi nel finale, che aprono
ad un ambiente sonoro cinematico e coinvolgente per l’ascoltatore
Nella canzone sono state registrate 14 voci
tra principali, secondarie, cori e armonizzazioni, tutte fatte dal
sottoscritto, ci tengo a ribadirlo perché la cura del dettaglio è diventata
ormai il credo costante nella mia musica
Un ringraziamento in particolare e come
sempre va alla mia “squadra” e quindi
- Fabio De Angelis che ha curato produzione e
arrangiamenti nonché mix e master
- Gabriele Pallanca della Genova records che
è il mio vocal coach nonché lo studio dove registro le voci delle mie canzoni
- Studio Pianigiani Enrico, dove ho trovato
l’ambiente perfetto per suonare le mie chitarre
TI PRENDI IL MIO TEMPO
ti prendi il mio tempo ti prendi tutto di noi
ti prendi il mio tempo ti prendi quello che vuoi
hai sempre deciso di testa tua
ho sempre respinto la noia
pensavo che fosse soltanto la mia
e adesso dammi un motivo perché no
non è stato poi tutto sbagliato
ma adesso fai un tentativo?
non si può provare a nascondere il passato
i giorni che passano così non hanno nessun significato
ti prendi il mio tempo senza noi
ti prendi il mio tempo ti prendi tutto di noi
ti prendi il mio tempo e ne fai quello che vuoi
hai sempre deciso di testa tua
ho sempre respinto la voglia
pensavo che fosse la mia fantasia
e adesso dammi un motivo perché no
non è stato poi tutto sbagliato
ma adesso fai un tentativo?
non si può provare a confondere il passato
i giorni che passano così non hanno nessun significato
ti prendi il mio tempo senza noi
ma questo sogno è svanito come le parole di un film dimenticato
ma adesso il tempo è finito come le speranze di un uomo
condannato
la luce mi sveglia e intorno a me c'è solo silenzio e questa
polvere
ti prendi il mio tempo senza noi
ti prendi il mio tempo senza noi
ti prendi il mio tempo senza noi
riprendo il mio tempo senza noi
ACCAME
- Biografia
Accame
è il nome d'arte del cantautore ligure
Giuseppe Accame
Egli
è avvicinato al cantautorato grazie allo studio della chitarra acustica,
strumento che utilizza principalmente nelle sue produzioni
Il
suo viaggio nella musica inizia nel 2023 con lo pseudonimo di Giù
pubblicando l'EP "Ragazza Rossetto Fragola" una raccolta di
quattro canzoni che parlano d’amore senza tanti compromessi e giri di parole
Il
2024 si apre con la pubblicazione del suo secondo EP "Non doveva andare
così" prodotto interamente in casa e di altri due singoli
"Dimmi che lo sai" canzone che tratta la paura del futuro incerto
e "Lacrime di Venere" ispirata dal film The Aeronauts
E'
a questo punto che Giuseppe decide di dare una svolta diversa al suo progetto,
questo per dare maggiore identità e professionalità e cambia nome in
semplicemente Accame
Da
questo momento le sue produzioni verranno fatte interamente in studio e
avvalendosi di personale altamente qualificato e del settore (arrangiatori,
musicisti, fonici, ingegneri del suono, grafici, videomaker, ufficio stampa,
ecc.)
Accame
crea così la sua “squadra perfetta” per il suo intento artistico
Il finale del 2024 è foriero di molte
novità e vede l’uscita del suo primo singolo in questa nuova veste che poi è un
remix, in vista della stagione estiva, di un brano precedentemente pubblicato e
cioè "Estate da rich remastered summer 2024" canzone che
scherza bonariamente sull’utilizzo dei social ai fini di immagine, seguito
cronologicamente da “Le mie cure” canzone contro le ingiustizie e la
prepotenza dei grandi della terra e che vanta la speciale partecipazione delle
voci bianche del Piccolo Coro Anna e Aldo Faldi di Lavagna (GE), “La
storia di un minuto” che racconta di un incontro inaspettato e
“Colpo di Fulmine” una dedica al sentimento più importante che c’è
Il 2025 si apre con la pubblicazione
di “Siamo ancora qui”, una ballata rock malinconica con i ricordi della
generazione anni 60/80 e con “Non sarà facile” una canzone che parla di
un tema delicato, la guerra e i conflitti armati. L’estate vede uscire “Fino
a tre”, una riflessione interiore che parla di tutto quello che ci viene a
mancare quando un rapporto finisce
Il
suo genere di riferimento è il Cantautorato-Pop ma Accame ama spaziare anche
con contaminazioni di tipo British, Country, Rock ed Elettronico, cercando
sempre il migliore vestito per le proprie canzoni
link
pagine e social
https://www.instagram.com/accamegiuseppe
https://www.facebook.com/AccameGiuseppe
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https://open.spotify.com/intl-it/artist/5NSuwMDErrgf5Ix3lbIsAY
https://www.youtube.com/@AccameGiuseppe

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