lunedì 23 febbraio 2026

NANCO PRESENTA "IVA E' PARTITA"... Da un lato, IVA è una donna reale.... Dall’altro, IVA è la partita IVA stessa, simbolo della condizione economica, del peso fiscale e della solitudine del lavoro autonomo Artista: Nanco “Iva è partita” https://www.youtube.com/watch?v=o7nNhBXnJeI Iva è partita, è partita Iva, mi ha preso tutto, la speranza e la vita. INTRO AL BRANO “Iva è partita” costruisce il proprio racconto su un doppio significato che attraversa l’intera canzone e trova nel videoclip la sua forma visiva. Da un lato, IVA è una donna reale: una presenza affettiva, fragile e conflittuale, legata sentimentalmente a un giovane imprenditore. Dall’altro, IVA è la partita IVA stessa, simbolo della condizione economica, del peso fiscale e della solitudine del lavoro autonomo. Il titolo diventa così una frattura di senso: “Iva è partita” è insieme l’abbandono della donna amata e il logoramento silenzioso di una vita imprenditoriale schiacciata dalle responsabilità. Amore e sistema economico si sovrappongono fino a diventare indistinguibili.… Testo Io ti seguivo, a tratti veloci su tutte quelle voci, tutte quelle bugie. Non c’era niente di vero, non era vero niente. Mi ravvedevo e per poco abboccavo, ipotizzavo, se pure fosse, quanto ti piace parlarmi di promesse. Avvisi atroci a forma di croci, condoni feroci di tutti gli ammanchi. E mi perdevo a tutti gli incroci, tutte quelle voci, tutte quelle bugie. Non era vero niente. Iva è partita, è partita Iva, mi ha preso tutto, la speranza e la vita. Poi m’è sembrato — ed io non ti pago, correggimi pure se sbaglio — hai preso i sogni dal cassetto e li hai messi nel bagaglio. E mi perdevo a tutti gli incroci, tutte quelle voci, tutte quelle bugie. Non era vero niente. C’è lo studio di settore che quantifica l’amore, nonostante il ragioniere, nonostante il tuo dottore. Iva è partita, è partita Iva, mi ha preso tutto, la speranza e la vita. BIOGRAFIA Nino Di Crescenzo, in arte Nanco, nasce a Teramo il 15 marzo 1975. Dopo l’esordio nel 1994 al Festival di Castrocaro, interrompe il percorso musicale per poi riprenderlo nel 2013 adottando lo pseudonimo Nanco e scrivendo il brano Amsterdam, finalista al Cantagiro 2014 e vincitore del Premio Speciale della Giuria per l’originalità del testo al Premio Alex Baroni 2015. Nel 2016 pubblica il primo album, Acerrimo, con la partecipazione di Goran Kuzminac in due brani. Il disco viene candidato tra le dieci migliori opere prime al Premio Tenco 2016, mentre il brano omonimo entra nei titoli di coda del film Timballo, con Maria Grazia Cucinotta e Ivan Franek. Nello stesso anno Carolina e la pioggia è semifinalista al Premio Pierangelo Bertoli. Nel 2017 esegue Ti invito in Abruzzo su Rete4 nel format Pianeta Moda e raggiunge la finale del Premio De André, condividendo negli anni il palco con artisti e personalità della scena nazionale e aprendo concerti di Francesco De Gregori, Filippo Graziani e altri protagonisti della musica italiana. Nel 2019 pubblica il singolo Dentro, prodotto con Giorgio Ciccarelli (Afterhours, CSI), seguito nel 2020 da Marsinell, dedicato all’emigrazione abruzzese in Belgio, con arrangiamenti del maestro Enrico Melozzi. Dalle successive collaborazioni con Melozzi e Paolo Giovenchi nascono nuovi brani ancora inediti. Con “IVA è partita”, Nanco inaugura una nuova fase del proprio percorso: un ritorno al cantautorato che unisce dimensione intima e racconto sociale, dando voce alle fragilità e alle contraddizioni del presente.

mercoledì 4 febbraio 2026

ABISSI - Paramagia (Octopus Rising / Argonauta Records] STREAMING https://open.spotify.com/intl-it/album/60yzPnD4MaNF0Gd6cRKoSi?si=uOtDzzK6QFG96X2mhVGMaQ Tutto forse è iniziato con Grabovi, la quarta traccia di questo disco monolitico e profondamente rock. "Grabovi" (o più propriamente Grigori Grabovoi) infatti si è un controverso "maestro" russo noto per le sue teorie di «salvezza universale e sviluppo armonico», che utilizza sequenze numeriche (codici) come presunti strumenti per guarire il corpo e l'anima, prevenire catastrofi, e persino "resuscitare i morti", promuovendo un approccio pseudoscientifico che ha attirato seguaci e critiche. Grabovi è un brano con chitarra nervosa tra metal e stoner, a cui si sovrappone poi altra chitarra dream, seguita poi da un’altra chitarra che vagheggia psichedelia e che chiude il brano con unfinale lento sognante. il brano seguente Guarda caso si chiama Sequenze Sequenze è un altro brano strumentale che ci propone loop sperimentali alla God speed o Flying saucer attack. Il tutto forse porta al titolo del disco; Paramagia, che diventa una sorta di rituale magico in cui la musica diventa strumento per guarire il corpo e l'anima, prevenire catastrofi. Di questi tempi direi che ce n’è bisogno. Così come c’è bisogno di band come Abissi, senza compromessi.

lunedì 8 dicembre 2025

 

Emidio de Berardinis

presenta

VIA IGNIS...

https://open.spotify.com/intl-it/album/2z2jf1h7hZLQkrfMTNQPNe?si=KwqWYQ6cRNuauQai0eNOew

 

Via Ignis, il nuovo lavoro autoprodotto da Emidio De Bernardinis, non è un disco: è una fenditura. Un varco aperto in quello spazio interiore che siamo abituati a ignorare mentre scorriamo distrattamente lo schermo di uno smartphone. Dodici canti costruiti come altrettante stazioni di un percorso iniziatico, in cui l’ascoltatore non è invitato a “godere” della musica, ma a misurarsi con essa.

Il concept affonda le radici nell’immaginario simbolico degli Arcani Maggiori, in particolare nella figura dell’Appeso, archetipo del ribaltamento dello sguardo. De Bernardinis assume quella postura sospesa e la traduce in brani che rifiutano ogni tentazione di compiacimento: niente slogan motivazionali, nessun ritornello consolatorio, ma una scrittura che alterna ferocia e tenerezza, visioni mistiche e fenditure psicologiche.

La voce si fa deserto, talvolta abisso, talvolta preghiera. Le parole sono affilate, ma capaci di aprire spiragli luminosi in chi accetta di lasciarsi “fermare” da queste tracce che non accompagnano: deviano, disturbano, spogliano. È un album che predilige il fuoco alla forma, l’urgenza alla levigatezza, e proprio per questo colpisce come un rito di passaggio.

Via Ignis è un invito alla disobbedienza interiore: una chiamata a spegnere l’automatismo del quotidiano per riaccendere il centro della coscienza. Ne si esce scossi, forse stanchi, ma più lucidi. Un disco che non cerca consenso, ma risveglio. Da attraversare con cautela, magari in ginocchio — ma con la promessa di rialzarsi diversi.

Ciao Emidio! Iniziamo parlando del tuo percorso musicale e come sei arrivato fin qui.

Ciao e, innanzi tutto, grazie per il vostro interesse!

Allora, mettiamola così: credo che nella vita ci siano sentieri che non vengono scelti ma sono loro a scegliere te! Ho attraversato anni di musica condivisa, di gruppi, di voci che si intrecciavano alla mia … poi, all’improvviso, è arrivato il silenzio.

Un silenzio lungo, necessario, una sorta di un eremitaggio interiore; e in quel vuoto sono riaffiorati “sensi”, non solo musicali, ma dell’Essere. Da quel punto di quiete è nata la necessità di iniziare a camminare la via dell’Arte da solo: non per separazione, ma per assicurare fedeltà all’unione con Me stesso che reclamava interiormente la mia attenzione da tempo immemore!

 

“Via Ignis” è il tuo primo album solista, come lo presenteresti?

 

È un diario di viaggio in forma poetica e di suono: dodici brani che scandiscono dodici stazioni di un pellegrinaggio non geografico ma coscienziale. Il fuoco del titolo non è da associare alla distruzione, bensì alla purificazione: è una via che brucia le vecchie impalcature dell’io per lasciare spazio a ciò che, di più Vero e vibrante chiede di manifestarsi. Si tratta di un’opera che non è scaturita come risposta al desiderio egoico di “fare un album”, ma per accendere un lume che possa supportare chi cammina nel buio dell’inconsapevolezza (anche se, in verità, quel lume serve ancora, prima di tutto a me).

 

Quali sono le tradizioni esoteriche e spirituali di riferimento?

 

Sono come correnti sotterranee che si incontrano nella stessa sorgente: ci sono tracce del sufismo, con il suo danzare attorno al centro; echi della gnosi, dei Padri del Deserto, delle Upanishad, dell’Advaita, del risveglio della coscienza squisitamente gurdjeffiano… Ma più di tutto, c’è la mia personale archeologia dello spirito: intuizioni improvvise che arrivano proprio quando non le cerchi, letture dimenticate che riaffiorano per essere reinterpretate, coincidenze che diventano simboli maestri …

In realtà, non ho mai voluto aderire ad una singola tradizione, preferisco lasciarmi attraversare da tutto ciò che mi richiama, che studio e di cui faccio esperienza cosciente. Il mio più grande lavoro interiore consiste, però, nel conservare solo ciò che risuona con la mia coscienza e che si esprime attraverso la nostalgia della Verità e della Bellezza.

 

In che modo questo disco si intreccia con la tua vita ordinaria?

 

Direi che è stato un tentativo di armonizzare due rive: la vita quotidiana, con le sue scadenze e i suoi gesti meccanici (da cui desidero ardentemente liberarmi del tutto), e quella parte invisibile che spesso si mette a tacere, per pigrizia o per inconsapevolezza!

“Via Ignis” è nata nello spazio in cui queste due dimensioni si sono finalmente messe in comunicazione: è come se ogni brano fosse un frammento di ciò che ho compreso mentre cercavo di conciliare la dimensione del sacro con il supermercato, la meditazione con il traffico, il pagamento delle bollette con la ricerca dello Spirito.

È un’opera che non descrive la mia vita, ma le restituisce il senso più autentico.

 

Vuoi lasciare un augurio ai nostri lettori e ai tuoi ascoltatori?

 

Vorrei augurare a ognuno il coraggio di ascoltare e preservare il proprio silenzio, perché lì spesso si nasconde la parola che manca per riuscire a trascendere l’illusione del mondo e tutta la sofferenza che ne scaturisce.

E di intraprendere, senza paura ma con rinnovata dignità, la propria personale via, sia essa di fuoco, di acqua o di vento! Le vie sono molte, ma tutte conducono alla stessa soglia e quando la si attraversa, anche solo per un istante, cambia completamente il modo in cui ci si relaziona con gli eventi e le persone.

Che il vostro sguardo possa divenire presto leggero e luminoso come quello di chi ha ricordato, finalmente, la propria origine divina … al di là di ogni superficiale e transitoria apparenza.



domenica 7 dicembre 2025

 



Atom Lux

Voidgaze Dopamine Salad

https://open.spotify.com/intl-it/album/64Y8KzprtJzLOStLQP7kCS?si=0ho9aKmaQLS0htE_uacqig

 

Descrizione Album

Con il suo album di debutto Voidgaze Dopamine Salad, Atom Lux (in parte Lucio Filizola) intraprende una turbolenta esplorazione ai confini del rock psichedelico contemporaneo.

Atom Lux nasce dal desiderio di abbracciare l’instabilità come motore creativo. Invece di scegliere un solo linguaggio musicale, Filizola intreccia psych rock, alternative, garage, soft stoner e prog-pop, lasciando che si scontrino, si sovrappongano e si trasformino in qualcosa di fresco e unico. Il risultato è un album che sfugge alle definizioni, ma che al tempo stesso mantiene una forte coerenza: un multiverso caleidoscopico tenuto insieme dalla forza gravitazionale dell’energia rock più autentica.

Al centro di Voidgaze Dopamine Salad si incontrano gioco e apocalisse, visioni allucinatorie e strutture solide. I dieci brani poggiano su chitarre granitiche e riffose, synth frastagliati, voci sature e una sezione ritmica pulsante, mentre i testi spalancano porte su immaginari surreali e grotteschi: scimmie allucinate, fiumi di lava, universi frattali, singolarità cosmiche letali, conigli inebrianti, serpenti doppiogiochisti e danzatori isterici. Ogni traccia è un portale diverso, ma tutte insieme compongono un mosaico sonoro vivido e delirante, in cui caos e melodia convivono in tensione costante.

Pur non essendo un concept album, il disco porta con sé un filo conduttore forte: la sensazione di un’insalata di dopamina servita su un piatto fatto di lunghi sguardi nel vuoto, un banchetto frammentato e ipnotico di emozioni, visioni e distorsioni. Il titolo stesso riassume il paradosso che anima la musica di Atom Lux: un mix irriverente di ironia, psichedelia e inquietudine esistenziale, servito con l’energia ruvida e diretta di una live performance rock.

Con Voidgaze Dopamine Salad, Atom Lux si presenta come una voce nuova e riconoscibile nel panorama psych/alt-rock. Un lavoro eccentrico eppure curato, surreale ma radicato nella tradizione, che dimostra come il rock possa ancora reinventarsi quando viene filtrato da un’immaginazione senza confini. Più che un semplice debutto, è un invito ad entrare in un multiverso sonoro in cui ogni ascolto svela nuovi dettagli, nuove distorsioni, nuovi modi di guardare nel vuoto.

 

L’INTERVISTA

 

1.      Dal prog dei Möbius Project al psych/alt-rock di Atom Lux: come descriveresti questo percorso evolutivo?

I Mobius sono stati i compagni di crescita musicale, da quando inizialmente - sotto il nome di Sphera – durante gli anni del liceo, ci divertivamo a spaccare i timpani ai clienti del pub di turno, a forza di cover degli Zeppelin, Red Hot, Hendrix, Beatles, Stones e compagnìa..a quando abbiamo scelto di prendere una deriva prog, con la pubblicazione di Ra Me Nivar. Il prog rock è stato un genere che mi ha insegnato tantissimo, ma più recentemente ho deciso di innescare una sorta di rottura con questo genere (che continuo però ad amare, e richiamare in vario modo nella mia musica) e mi sono ritrovato in uno sweet spot caratterizzato dalla fusione di psichedelia, garage, alternative e (un po’ di) stoner, che è il terreno su cui mi trovo a camminare al momento.

 

2.      Dopo una pausa di diversi anni, cosa ti ha spinto a tornare a comporre nel 2019?

Anche se in misura molto minore, ho continuato a suonicchiare anche dopo lo scioglimento dei Mobius, ma ho scritto pochissimo. Ad un certo punto mi sono semplicemente stancato di non avere un progetto vero e proprio - di suonare “a vanvera” - e quindi ho deciso di riattivarmi anche dal punto di vista compositivo, ritrovando la “vena” con relativa facilità. Qualche anno dopo - dopo il mio trasferimento a Roma, nel 2021 - ho deciso di dar vita al progetto Atom Lux. 

 

3.      Com’è stato creare un progetto solista completamente libero da vincoli di genere?

Non avendo una produzione artistica alle spalle (che oggi rischia di tradursi in una sorta di linea di business basata anche su trend di mercato), ma essendo indipendente, mi risulta molto facile e comodo essere libero da qualsiasi vincolo, e mi diverto un sacco. Ovviamente ci sono tutti i contro che caratterizzano un progetto di nicchia indipendente, ma questa cosa non mi scoraggia per niente.

 

4.      Cosa ti porti dentro dell’esperienza con Ra Me Nivar e del lavoro del 2014?

Come dicevo, con i Mobius ho condiviso la crescita musicale a partire dalla prima adolescenza. Con loro ho imparato come si scrive e si arrangia musica in una band. Ra Me Nivar è nato quando già la band era sparpagliata per l’italia (causa università) ma siamo comunque riusciti a vederci periodicamente per chiudere il lavoro. Da quell’esperienza - e in generale da quel periodo musicale della mia vita - sicuramente continuo a portarmi dentro l’animo prog rock, che - anche se sono riuscito a (o meglio, ho deciso di) domare – non andrà mai via, e la cosa mi sta bene.

 

5.      Nel 2024 Atom Lux diventa una full band: come ha cambiato il tuo modo di scrivere o suonare?

Per il momento continuo a scrivere da solo, anche essendo attivo in full band, ma sto ritornando ad apprezzare la condivisione di idee, e la mutua influenza tra elementi della band, in sala prove. Era qualcosa che mi mancava. In sala infatti succede spesso di stravolgere intere sezioni dei miei brani, aggiungere parti, modificare e ri-arrangiare, a favore di una migliore resa live e di una migliore coesione della band. Venite a sentirci dal vivo!

 

6.      Quanto conta la sperimentazione per te, oggi, rispetto agli inizi?

Conta sempre molto. Credo che in una certa misura, sperimentare, provare, anche sbagliando, debba essere sempre al centro di una produzione artistica creativa. Può trattarsi anche semplicemente di perdere un’ora sulla scelta di un suono, per ottenere quello perfetto per un pezzo (evitando di accontentarsi), o sperimentare nuovi incastri ritmici, o nuove progressioni armoniche, qualsiasi cosa…ma l’esperimento è fondamentale – e anche divertente.

 

7.      Qual è il tuo rapporto con l’immaginazione “senza confini” di cui il disco sembra nutrirsi?

Mi piace molto la sensazione – non so cosa succede nel cervello ma è piacevole – dell’imbattersi in qualcosa di inaspettato, un plot twist, dello scoprire cose o concetti che non avrebbero senso di esistere. Sarà che questa sensazione allontana un po’ la noia (?), grande nemica dell’uomo, non so..Per intenderci con un esempio stupido e senza senso, se di notte mi alzo assetato, vado in cucina e apro il frigo per prendere dell’acqua, e dentro al frigo ci trovo l’acqua - insieme a tutto quello che dovrebbe stare in un frigo – tutto torna.  Se invece aprendo il frigo dentro ci trovo Leonardo da Vinci che fa un massaggio a Gianfranco Magalli, steso a pancia in giù su una fetta di pane che funge da lettino, mentre ascoltano i Motörhead a palla, la cosa sarebbe inattesa, e sicuramente divertente.

 

8.      Cosa rappresenta per te Voidgaze Dopamine Salad nel tuo percorso artistico?

Vedo “Voidgaze Dopamine Salad” come una vera e propria insalata che – personalmente – è stata per me una discreta fonte di dopamina. Una mia prima apertura – ufficiale – alla produzione musicale da solista, banalmente, un debutto. Un multiverso sonoro dalle sembianze caleidoscopiche, in cui mi rispecchio.


martedì 11 novembre 2025

 


 

Rescue Zone presentano il video di Bed, un bellissimo concept video con atmosfere tra il dark e il sognante

https://youtu.be/5QdGz0M2Kmc?si=FSTgxb4s9jvoGavw

 

 

IL BRANO

Bed” si esprime in modo distaccato dalla persona e racconta la condizione che ognuno di noi vive dentro le proprie paure e insicurezze. Mostra come queste ci facciano sentire oppressi, inadeguati e costantemente in conflitto con noi stessi.

È una spinta alla ribellione, prima verso le nostre stesse gabbie interiori, per provare a uscire da quelle situazioni che creiamo con gesti istintivi e affrettati. Ci ricorda che tutto ciò di cui abbiamo bisogno va cercato ed ottenuto senza compromessi e paura.

Ogni riferimento rimanda a momenti di riflessione; ogni domanda cerca una risposta, senza sapere se sarà davvero quella giusta. Il brano racconta il passaggio dalla quiete apatica alla ribellione, nella ricerca di una risoluzione personale.

 

IL VIDEO

 

Il video di Bed si apre con una mano sanguinante e una camminata lenta, come se il pericolo fosse ormai alle spalle. È solo una tregua illusoria: ciò che inquieta dentro non ha mai smesso di muoversi. La cattura e il sacco calato sulla testa segnano il ritorno inevitabile di quelle ombre.

Su un materasso, il corpo giace con il volto coperto dallo stesso sacco. Mani che vagano ai lati sfiorano lo spazio attorno, presenze che tornano a manifestarsi e richiamano ciò che era stato messo a tacere.

Sul tavolo, circondato da figure mute,

una mano scivola dalladdome al volto: un contatto che rivela la verità nascosta, come se ciò da cui si fugge trovasse comunque il modo di manifestarsi.

Nel bagno, immerso nellabbandono, tutto si ribalta: chi tentava di fuggire diventa preda, e ciò che sembrava distante prende il controllo. Il trascinamento per i piedi legati e il cerchio rituale mostrano lesposizione totale alle proprie paure.

Nella sepoltura nasce un impulso di ribellione, un gesto istintivo per non lasciarsi inghiottire definitivamente. La corsa ritorna, tra cadute e riprese, fino alla stessa mano sanguinante che chiude il video, identica allinizio: il confronto con sé stessi non finisce, ritorna ciclicamente allo stesso varco.

 

 

BIOGRAFIA

 

I Rescue Zone si formano nel 2024, dallincontro tra cinque musicisti decisi a trasformare le proprie esperienze in qualcosa di autentico e potente. Tutto parte quando Emanuele, voce della band, contatta Nicola, bassista, nel settembre dello stesso anno. Con Andrea alla batteria – compagno di palco di lunga data di Nicola – e i chitarristi Alice e Raffaello, vecchi amici uniti dalla stessa urgenza creativa, la formazione prende rapidamente vita.

Le loro influenze diverse si fondono in un sound diretto, energico e moderno, dove melodia e impatto convivono in perfetto equilibrio.

A giugno 2025 pubblicano il primo singolo, Get Away”, seguito da Bed”, due brani che segnano linizio del percorso dei Rescue Zone: una band che mette al centro listinto, la coesione e la voglia di suonare senza compromessi.

 

 

giovedì 2 ottobre 2025

 

NIMBY

presentano il terzo singolo,

"3 ottobre"

tratto dall'album BARBARIE

 

Il 3 ottobre esce “3 Ottobre”, terzo videoclip e quinto singolo di Barbarie, ultimo album dei Nimby. Il brano, dal tono cantautorale, racconta la solitudine esistenziale e il desiderio di cambiamento di fronte a un mondo alienato e consumista, ma anche il rischio di cedere alla tentazione dell’“uomo forte”, possibile dittatore contemporaneo. Il videoclip, girato in un crudo bianco e nero, rinuncia all’estetica patinata per sottolineare il contrasto vita/morte e il dilemma morale del protagonista. La scelta del monocromo concentra l’attenzione su azioni e personaggi, disturbata però dalla presenza di dispositivi elettronici simbolo di distrazione di massa. Il personaggio, diviso tra sogno rivoluzionario e attrazione per il potere, è fragile nella sua solitudine e incline alla corruzione, riflettendo un’umanità che, tra simboli e rimandi storici, rischia di ripetere i propri errori.

Il video, un elegante clip in bianco e nero, che porta magicamente a livello visuale i contenuti della canzone, è stato realizzato dal regista Emanuele Spagnolo.

GUARDA IL VIDEO

https://youtu.be/xbk5QZp2MMg

IL TESTO

Oggi, mercoledì 3 ottobre,

ho deciso di fondare un movimento individuale

per la promozione di un nuovo giudizio universale

Ci ho riflettuto ieri, martedì 2 ottobre 

mentre ancora intorpidito provavo a rendermi la vita meno uguale

Che tristissimo eureka lui col suo pattume

Passo svelto e schiena dritta,

si liberava di un peccato consumista.

Una cacca di plastica, neanche troppo sola

invocava l’attenzione del testimone che era stato la sua gola

Dimmi che sei con me, anche quando non trovo le parole

Dimmi che sei come me, contemplatore della rivoluzione

 

Oggi, mercoledì 3 ottobre

ho deciso di affidare tutti sti sbagli alla pena capitale

Mi è balenato ieri, martedì 2 ottobre

mentre i saggi e i poveracci si masticavano boriosi le parole

Quasi quasi mi arrendo, resterei in disparte,

ma ho la smania di azzerare di giudicare il tutto per una parte

Dimmi che sei con me, anche quando non vedo più di un dove

Dimmi che sei come me, affascinato dal moderno dittatore.

 

BIOGRAFIA

Nata da un’idea del frontman Tommaso La Vecchia e del chitarrista Aldo Ferrara, la rock band esordisce dal vivo nel 2009 in Calabria, offrendo un sound autentico nel panorama indie alternative italiano. 

Il primo lavoro è l’Ep del 2010 "A glimpse of world seen thru the eyes of an old tree" forte della presenza musicisti della scena locale come Arco Parentela (4Gradi Brix, Gioman) al basso e Antonio Guzzomì (Meat For Dogs, Bretus) alla batteria.
Il primo LP della band è “Not In My Back Yard” del 2013, con la coproduzione di Fabio Magistrali (Afterhours, Marta Sui Tubi, Rosolina Mar, etc.). Nella formazione ci sono Gianluca Fulciniti (batteria), Stefano Lo Iacono (basso), Francesco La Vecchia (chitarra), Raffaele De Carlo (cori e flauto traverso); Le registrazioni, in presa diretta, vengono eseguite al MuSaBa. di Mammola (RC) parco-museo dell’artista internazionale Nik Spatari che ospita tutta la band nella sua splendida foresteria e concede l’utilizzo di ben tre opere pittoriche per l’artwork del cd.
Dopo la realizzazione del primo videoclip “Summer” nasce un’intesa col regista Matteo Scarfò che, oltre a realizzare il video di “Cinema” sceglie alcuni brani di “Not In My Back Yard” tra le musiche del docu-film “BOMB! Fantasia In Fiamme”, dedicato alla vita e alla poesia “Beat” di Gregory Corso.
Il secondo album, “NIMBY II” del 2018, è realizzato in coproduzione artistica con Manuele Fusaroli (Nada, Tre Allegri Ragazzi Morti, Il Teatro degli Orrori, One Dimensional Man, Karate), registrato e mixato al Natural Headquarter Studio di Corlo (FE) con l’assistenza al banco di Federico Viola.  A sostiuire Gianluca Fulciniti c’è Simone Matarese (Meat For Dogs, Bretus, Bruno & The Souldiers). Illustrazioni e grafiche dell’LP sono stati realizzati dall’artista Andrea Grosso Ciponte, professore dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Il formato fisico in vinile è stato stampato dalla PPM. La copertina ha vinto il Best "Art Vinyl Choice" nel concorso BEST ART VINYL 2018 che premia i più bei vinili del panorama italiano.
Nel 2020 Vins Perri (Sharada) - batteria e voci - e Giuseppe Quaresima – basso - subentrano rispettivamente al posto di Simone Matarese e Stefano Lo Iacono per produrre nuovi brani presso il NUNULAB Studio (Mammola - RC) e il Black Horse Music Studio (Catanzaro). Inizia, dunque, una nuova stagione compositiva dove la poetica di Tommaso cambia prospettiva: dalle tematiche contemplative o introspettive dei primi due album, nel nuovo lavoro il cantante volge lo sguardo verso particolari fenomeni sociali, senza perdere l'opportunità di raccontarli attraverso giochi surreali e lenti caleidoscopiche. Nel 2023 il bassista Manuel Grandinetti entra nella formazione in sostituzione di Giuseppe.

Nel dicembre del 2023 esce in digitale con l’etichetta “Semplicemente Dischi” il primo singolo del terzo disco “Barbarie”, “Avatar”, insieme al videoclip realizzato in frame by frame da Raffaele Rotundo dell’Accademia delle Belle Arti di Catanzaro.
Nel settembre 2024 esce il digitale sempre con la stessa etichetta il secondo singolo "Montevideo" insieme al videoclip realizzato dal regista Giuseppe Curti (aiuto regia in Freaks Out, Lo Chiamavano Jeeg Robot). Il 5 ottobre 2024 suonano a Faenza sul "Palco Crescendo" del Festival MEI mentre qualche settimana dopo il videoclip di Montevideo riceve il premio "Onda Rock Music Video Contest".
Il 21 Marzo 2025 esce in vinile e in digitale il terzo album Barbarie, anticipato dai singoli "A Terra" e "Johnny Freak".


Negli anni la band condivide il palco con gruppi come Jeniferever, Octopuss, Saint Just, Sick Tamburo, Bud Spencer Blues Explosion, Andy Timmons, Rezophonic, Omar Pedrini, etc; preziosa la collaborazione con Franco Dionesalvi per alcuni spettacoli di musica e poesia, presentati in rassegne come il “Festival delle Serre” di Cerisano, “Primavera dei Teatri” di Castrovillari e il “Festival Internazionale della Poesia” al MUDEC di Milano. Infine, si segnalano partecipazioni ai migliori festival musicali calabresi come Invasioni, Restart Cosenza Vecchia, Color Fest, Trame, Rock On Martirano Lombardo, Tradizionandu, Onda Rock etc.

 

BARBARIE

Tra le onde agitate della nostra umanità decadente, la band vuole offrire un nuovo equilibrio attraverso il linguaggio del rock alternativo, ricco di intenzioni cantautorali e libero dagli schemi dell’industria musicale nostrana. In un periodo storico in cui l'esistenza dell'umanità è messa alla prova e in discussione, in questo album i Nimby provano a raccontare, attraverso determinati personaggi e fenomeni sociali, le contraddizioni della nostra epoca. Se nei brani i testi di Tommaso fanno volgere lo sguardo verso gli ultimi della società, la copertina offre invece una prospettiva verso chi ha intenzione di manipolare le nostre menti e ci fa sprofondare nella Barbarie. Attraverso un gioco di assonanze il barbiere della copertina, realizzata su tela dall’artista Matteo Marcucci alias Mista Mark, è il medium a cui affidiamo ciò che antropologicamente di più vicino è alla mente dell’uomo: i capelli che, nella Storia del rock, sono un simbolo del vigore con cui viene trasmesso, attraverso linguaggi differenti, l’istinto controculturale del musicista. Il volto mostruoso nel quarto riquadro rappresenta il “taglio” finale realizzato dal Barbiere per sottomettere le nostre menti al Potere. Il disco, annunciato in precedenza dai singoli Avatar e Montevideo, è stato autoprodotto dalla band in totale modalità DIY; le registrazioni il missaggio e il mastering sono state affidate a due studi di Registrazione, il NunuLab (Mammola - RC) e il Black Horse MusicStudio(Catanzaro).

 

IL VINILE 

Il disco, annunciato in precedenza dai singoli Avatar e Montevideo, è stato autoprodotto dalla band in totale modalità DIY; le registrazioni il missaggio e il mastering sono state affidate a due studi di registrazione, il NunuLab (Mammola - RC) e il Black Horse Music Studio (Catanzaro). 

Oltre che al formato digitale è prevista anche l’uscita di un formato fisico molto speciale: sono state stampate 200 copie a 33 giri numerate, di cui le prime 100 su vinile colorato naturale con un multi splatter richiamante i colori della copertina, sono già soldout. Inoltre, l’inserto interno, coi testi da un lato e la copertina dall’altro, darà la possibilità di approfondire il contenuto delle liriche ed eventualmente utilizzare l’opera dell’artista Mista Mark presente come poster da incorniciare. 

La stampa del vinile, realizzata con l’etichetta catanzarese Semplicemente Dischi è stata affidata alla giovane fabbrica calabrese di Vinili Southbound Press, una delle pochissime fabbriche in Italia capace di offrire la stampa di vinili colorati splatter e marble.

 

 

martedì 30 settembre 2025

 


 

Slow Rush presentano il video Be Your Movie... estetica tra il pop, il kitsch e il trash... brano power pop con attitudine punk

Link a YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=4-ZosMo5hg8

 

 

Intro/Descrizione video:

Be Your Movie, ideato dagli Slow Rush e diretto da Alberto Frisinghelli, trasformano un brano già di per sé carico di riferimenti pop e nostalgia in un vero e proprio videoclip surreale. Il video si muove tra commedia e sogno ad occhi aperti, senza mai prendersi troppo sul serio, ma riuscendo al tempo stesso a fotografare perfettamente lo spirito del pezzo.

Il titolo è il cuore del gioco: Be Your Movie diventa sia una dedica romantica che un’irresistibile onomatopea campagnola (moo-vie), e il video sfrutta questo doppio registro con una serie di scene volutamente sopra le righe. Vediamo così mucche che rincorrono i protagonisti, sirenetti con barba e baffi, stanze anni 2000 tappezzate di VHS e poster, fino a telefonate infinite fatte da banane umane che chiamano altre banane. Ogni sequenza è un omaggio ironico e affettuoso all’immaginario adolescenziale che ha nutrito una generazione, tra teen drama americani e pomeriggi passati davanti alla TV.
La forza del video sta proprio nell’abilità di mischiare i registri: il tono goliardico e leggero non cancella la profondità del senso del testo, ma la amplifica, mettendo in scena quel senso di confusione brillante che accompagna le prime scoperte, i primi innamoramenti e i primi desideri che non corrispondono a ciò che il mondo si aspetta da te. È un linguaggio visivo che sembra dire: “sì, è tutto assurdo, eppure siamo esattamente qui, dentro questa assurdità, a riconoscerci”.
E se la componente estetica guarda dichiaratamente al kitsch e al trash consapevole (camerette colorate, glitter ovunque, accessori fuori moda tornati cool), a dare sostanza al tutto è il finale: una panoramica su Vicenza, la città natale del trio. Una chiusura semplice ma potentissima, che riporta il racconto all’origine, mostrando che dietro le parodie e i travestimenti c’è un gruppo che non ha paura di dichiarare da dove viene e cosa sogna di diventare.

Be Your Movie non è solo un video, ma un manifesto di intenti: gli Slow Rush non si limitano a citare la cultura pop, la vivono, la deformano e la restituiscono con la freschezza di chi vuole divertirsi ma anche lasciare un segno.
Autoironia punk e libertà queer, un piccolo cult in potenza, capace di parlare a chiunque sia cresciuto con cartoni animati, VHS impazzite e crush impossibili.

 

Biografia band:

Gli Slow Rush nascono nel 2020 a Vicenza e suonano con l'urgenza di chi sa che perdere tutto non è un'opzione. Emo-core, alternative rock, il suono di una VHS che si inceppa a metà di una scena che avresti voluto rivedere e un approccio “take-it-or-leave-it” che celebra l’autenticità sopra ogni compromesso con un’identità che oscilla tra l’accettazione del disagio e l'introspezione.

Slow Rush è molto più di un semplice progetto musicale: è un viaggio interiore che propone di mettere a nudo la verità, come una lente che indaga la realtà delle emozioni e dei pensieri nascosti, sfidando le convenzioni stilistiche musicali di un panorama stracolmo di falsità confezionate, scegliendo sempre la strada dell'autenticità cruda. Anche quando fa male.