Atom Lux
Voidgaze Dopamine Salad
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Descrizione Album
Con il suo album di debutto Voidgaze Dopamine Salad, Atom
Lux (in parte Lucio Filizola) intraprende una turbolenta
esplorazione ai confini del rock psichedelico contemporaneo.
Atom Lux nasce dal desiderio di abbracciare l’instabilità come
motore creativo. Invece di scegliere un solo linguaggio musicale, Filizola
intreccia psych rock, alternative, garage, soft stoner e prog-pop,
lasciando che si scontrino, si sovrappongano e si trasformino in qualcosa di
fresco e unico. Il risultato è un album che sfugge alle definizioni, ma che al
tempo stesso mantiene una forte coerenza: un multiverso caleidoscopico tenuto
insieme dalla forza gravitazionale dell’energia rock più autentica.
Al centro di Voidgaze Dopamine Salad si incontrano gioco e
apocalisse, visioni allucinatorie e strutture solide. I dieci brani poggiano su
chitarre granitiche e riffose, synth frastagliati, voci sature e una sezione
ritmica pulsante, mentre i testi spalancano porte su immaginari surreali e
grotteschi: scimmie allucinate, fiumi di lava, universi frattali,
singolarità cosmiche letali, conigli inebrianti, serpenti doppiogiochisti e
danzatori isterici. Ogni traccia è un portale diverso, ma tutte insieme
compongono un mosaico sonoro vivido e delirante, in cui caos e melodia
convivono in tensione costante.
Pur non essendo un concept album, il disco porta con sé un filo
conduttore forte: la sensazione di un’insalata di dopamina servita su un piatto
fatto di lunghi sguardi nel vuoto, un banchetto frammentato e ipnotico di
emozioni, visioni e distorsioni. Il titolo stesso riassume il paradosso che
anima la musica di Atom Lux: un mix irriverente di ironia, psichedelia e
inquietudine esistenziale, servito con l’energia ruvida e diretta di una live
performance rock.
Con Voidgaze Dopamine Salad, Atom Lux si presenta come una
voce nuova e riconoscibile nel panorama psych/alt-rock. Un lavoro eccentrico
eppure curato, surreale ma radicato nella tradizione, che dimostra come il
rock possa ancora reinventarsi quando viene filtrato da un’immaginazione senza
confini. Più che un semplice debutto, è un invito ad entrare in un multiverso
sonoro in cui ogni ascolto svela nuovi dettagli, nuove distorsioni, nuovi modi
di guardare nel vuoto.
L’INTERVISTA
1. Dal
prog dei Möbius Project al psych/alt-rock di Atom Lux: come descriveresti
questo percorso evolutivo?
I Mobius sono
stati i compagni di crescita musicale, da quando inizialmente - sotto il nome
di Sphera – durante gli anni del liceo, ci divertivamo a spaccare i timpani ai
clienti del pub di turno, a forza di cover degli Zeppelin, Red Hot, Hendrix,
Beatles, Stones e compagnìa..a quando abbiamo scelto di prendere una deriva
prog, con la pubblicazione di Ra Me Nivar. Il prog rock è stato un
genere che mi ha insegnato tantissimo, ma più recentemente ho deciso di
innescare una sorta di rottura con questo genere (che continuo però ad amare, e
richiamare in vario modo nella mia musica) e mi sono ritrovato in uno sweet
spot caratterizzato dalla fusione di psichedelia, garage, alternative e (un po’
di) stoner, che è il terreno su cui mi trovo a camminare al momento.
2. Dopo
una pausa di diversi anni, cosa ti ha spinto a tornare a comporre nel 2019?
Anche se in misura
molto minore, ho continuato a suonicchiare anche dopo lo scioglimento dei
Mobius, ma ho scritto pochissimo. Ad un certo punto mi sono semplicemente
stancato di non avere un progetto vero e proprio - di suonare “a vanvera” - e
quindi ho deciso di riattivarmi anche dal punto di vista compositivo,
ritrovando la “vena” con relativa facilità. Qualche anno dopo - dopo il mio
trasferimento a Roma, nel 2021 - ho deciso di dar vita al progetto Atom
Lux.
3. Com’è
stato creare un progetto solista completamente libero da vincoli di genere?
Non avendo una
produzione artistica alle spalle (che oggi rischia di tradursi in una sorta di
linea di business basata anche su trend di mercato), ma essendo indipendente,
mi risulta molto facile e comodo essere libero da qualsiasi vincolo, e mi
diverto un sacco. Ovviamente ci sono tutti i contro che caratterizzano un
progetto di nicchia indipendente, ma questa cosa non mi scoraggia per niente.
4. Cosa
ti porti dentro dell’esperienza con Ra Me Nivar e del lavoro del 2014?
Come dicevo, con i
Mobius ho condiviso la crescita musicale a partire dalla prima adolescenza. Con
loro ho imparato come si scrive e si arrangia musica in una band. Ra Me
Nivar è nato quando già la band era sparpagliata per l’italia (causa
università) ma siamo comunque riusciti a vederci periodicamente per chiudere il
lavoro. Da quell’esperienza - e in generale da quel periodo musicale della mia
vita - sicuramente continuo a portarmi dentro l’animo prog rock, che - anche se
sono riuscito a (o meglio, ho deciso di) domare – non andrà mai via, e la cosa
mi sta bene.
5. Nel
2024 Atom Lux diventa una full band: come ha cambiato il tuo modo di scrivere o
suonare?
Per il momento
continuo a scrivere da solo, anche essendo attivo in full band, ma sto
ritornando ad apprezzare la condivisione di idee, e la mutua influenza tra
elementi della band, in sala prove. Era qualcosa che mi mancava. In sala
infatti succede spesso di stravolgere intere sezioni dei miei brani, aggiungere
parti, modificare e ri-arrangiare, a favore di una migliore resa live e di una
migliore coesione della band. Venite a sentirci dal vivo!
6. Quanto
conta la sperimentazione per te, oggi, rispetto agli inizi?
Conta sempre molto.
Credo che in una certa misura, sperimentare, provare, anche sbagliando, debba
essere sempre al centro di una produzione artistica creativa. Può trattarsi
anche semplicemente di perdere un’ora sulla scelta di un suono, per ottenere
quello perfetto per un pezzo (evitando di accontentarsi), o sperimentare nuovi
incastri ritmici, o nuove progressioni armoniche, qualsiasi cosa…ma
l’esperimento è fondamentale – e anche divertente.
7. Qual
è il tuo rapporto con l’immaginazione “senza confini” di cui il disco sembra
nutrirsi?
Mi piace molto la
sensazione – non so cosa succede nel cervello ma è piacevole – dell’imbattersi
in qualcosa di inaspettato, un plot twist, dello scoprire cose o concetti che
non avrebbero senso di esistere. Sarà che questa sensazione allontana un po’ la
noia (?), grande nemica dell’uomo, non so..Per intenderci con un esempio
stupido e senza senso, se di notte mi alzo assetato, vado in cucina e apro il
frigo per prendere dell’acqua, e dentro al frigo ci trovo l’acqua - insieme a
tutto quello che dovrebbe stare in un frigo – tutto torna. Se invece aprendo il frigo dentro ci trovo
Leonardo da Vinci che fa un massaggio a Gianfranco Magalli, steso a pancia in
giù su una fetta di pane che funge da lettino, mentre ascoltano i Motörhead a
palla, la cosa sarebbe inattesa, e sicuramente divertente.
8. Cosa
rappresenta per te Voidgaze Dopamine Salad nel tuo percorso artistico?
Vedo “Voidgaze
Dopamine Salad” come una vera e propria insalata che – personalmente – è
stata per me una discreta fonte di dopamina. Una mia prima apertura – ufficiale
– alla produzione musicale da solista, banalmente, un debutto. Un multiverso
sonoro dalle sembianze caleidoscopiche, in cui mi rispecchio.

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