domenica 7 dicembre 2025

 



Atom Lux

Voidgaze Dopamine Salad

https://open.spotify.com/intl-it/album/64Y8KzprtJzLOStLQP7kCS?si=0ho9aKmaQLS0htE_uacqig

 

Descrizione Album

Con il suo album di debutto Voidgaze Dopamine Salad, Atom Lux (in parte Lucio Filizola) intraprende una turbolenta esplorazione ai confini del rock psichedelico contemporaneo.

Atom Lux nasce dal desiderio di abbracciare l’instabilità come motore creativo. Invece di scegliere un solo linguaggio musicale, Filizola intreccia psych rock, alternative, garage, soft stoner e prog-pop, lasciando che si scontrino, si sovrappongano e si trasformino in qualcosa di fresco e unico. Il risultato è un album che sfugge alle definizioni, ma che al tempo stesso mantiene una forte coerenza: un multiverso caleidoscopico tenuto insieme dalla forza gravitazionale dell’energia rock più autentica.

Al centro di Voidgaze Dopamine Salad si incontrano gioco e apocalisse, visioni allucinatorie e strutture solide. I dieci brani poggiano su chitarre granitiche e riffose, synth frastagliati, voci sature e una sezione ritmica pulsante, mentre i testi spalancano porte su immaginari surreali e grotteschi: scimmie allucinate, fiumi di lava, universi frattali, singolarità cosmiche letali, conigli inebrianti, serpenti doppiogiochisti e danzatori isterici. Ogni traccia è un portale diverso, ma tutte insieme compongono un mosaico sonoro vivido e delirante, in cui caos e melodia convivono in tensione costante.

Pur non essendo un concept album, il disco porta con sé un filo conduttore forte: la sensazione di un’insalata di dopamina servita su un piatto fatto di lunghi sguardi nel vuoto, un banchetto frammentato e ipnotico di emozioni, visioni e distorsioni. Il titolo stesso riassume il paradosso che anima la musica di Atom Lux: un mix irriverente di ironia, psichedelia e inquietudine esistenziale, servito con l’energia ruvida e diretta di una live performance rock.

Con Voidgaze Dopamine Salad, Atom Lux si presenta come una voce nuova e riconoscibile nel panorama psych/alt-rock. Un lavoro eccentrico eppure curato, surreale ma radicato nella tradizione, che dimostra come il rock possa ancora reinventarsi quando viene filtrato da un’immaginazione senza confini. Più che un semplice debutto, è un invito ad entrare in un multiverso sonoro in cui ogni ascolto svela nuovi dettagli, nuove distorsioni, nuovi modi di guardare nel vuoto.

 

L’INTERVISTA

 

1.      Dal prog dei Möbius Project al psych/alt-rock di Atom Lux: come descriveresti questo percorso evolutivo?

I Mobius sono stati i compagni di crescita musicale, da quando inizialmente - sotto il nome di Sphera – durante gli anni del liceo, ci divertivamo a spaccare i timpani ai clienti del pub di turno, a forza di cover degli Zeppelin, Red Hot, Hendrix, Beatles, Stones e compagnìa..a quando abbiamo scelto di prendere una deriva prog, con la pubblicazione di Ra Me Nivar. Il prog rock è stato un genere che mi ha insegnato tantissimo, ma più recentemente ho deciso di innescare una sorta di rottura con questo genere (che continuo però ad amare, e richiamare in vario modo nella mia musica) e mi sono ritrovato in uno sweet spot caratterizzato dalla fusione di psichedelia, garage, alternative e (un po’ di) stoner, che è il terreno su cui mi trovo a camminare al momento.

 

2.      Dopo una pausa di diversi anni, cosa ti ha spinto a tornare a comporre nel 2019?

Anche se in misura molto minore, ho continuato a suonicchiare anche dopo lo scioglimento dei Mobius, ma ho scritto pochissimo. Ad un certo punto mi sono semplicemente stancato di non avere un progetto vero e proprio - di suonare “a vanvera” - e quindi ho deciso di riattivarmi anche dal punto di vista compositivo, ritrovando la “vena” con relativa facilità. Qualche anno dopo - dopo il mio trasferimento a Roma, nel 2021 - ho deciso di dar vita al progetto Atom Lux. 

 

3.      Com’è stato creare un progetto solista completamente libero da vincoli di genere?

Non avendo una produzione artistica alle spalle (che oggi rischia di tradursi in una sorta di linea di business basata anche su trend di mercato), ma essendo indipendente, mi risulta molto facile e comodo essere libero da qualsiasi vincolo, e mi diverto un sacco. Ovviamente ci sono tutti i contro che caratterizzano un progetto di nicchia indipendente, ma questa cosa non mi scoraggia per niente.

 

4.      Cosa ti porti dentro dell’esperienza con Ra Me Nivar e del lavoro del 2014?

Come dicevo, con i Mobius ho condiviso la crescita musicale a partire dalla prima adolescenza. Con loro ho imparato come si scrive e si arrangia musica in una band. Ra Me Nivar è nato quando già la band era sparpagliata per l’italia (causa università) ma siamo comunque riusciti a vederci periodicamente per chiudere il lavoro. Da quell’esperienza - e in generale da quel periodo musicale della mia vita - sicuramente continuo a portarmi dentro l’animo prog rock, che - anche se sono riuscito a (o meglio, ho deciso di) domare – non andrà mai via, e la cosa mi sta bene.

 

5.      Nel 2024 Atom Lux diventa una full band: come ha cambiato il tuo modo di scrivere o suonare?

Per il momento continuo a scrivere da solo, anche essendo attivo in full band, ma sto ritornando ad apprezzare la condivisione di idee, e la mutua influenza tra elementi della band, in sala prove. Era qualcosa che mi mancava. In sala infatti succede spesso di stravolgere intere sezioni dei miei brani, aggiungere parti, modificare e ri-arrangiare, a favore di una migliore resa live e di una migliore coesione della band. Venite a sentirci dal vivo!

 

6.      Quanto conta la sperimentazione per te, oggi, rispetto agli inizi?

Conta sempre molto. Credo che in una certa misura, sperimentare, provare, anche sbagliando, debba essere sempre al centro di una produzione artistica creativa. Può trattarsi anche semplicemente di perdere un’ora sulla scelta di un suono, per ottenere quello perfetto per un pezzo (evitando di accontentarsi), o sperimentare nuovi incastri ritmici, o nuove progressioni armoniche, qualsiasi cosa…ma l’esperimento è fondamentale – e anche divertente.

 

7.      Qual è il tuo rapporto con l’immaginazione “senza confini” di cui il disco sembra nutrirsi?

Mi piace molto la sensazione – non so cosa succede nel cervello ma è piacevole – dell’imbattersi in qualcosa di inaspettato, un plot twist, dello scoprire cose o concetti che non avrebbero senso di esistere. Sarà che questa sensazione allontana un po’ la noia (?), grande nemica dell’uomo, non so..Per intenderci con un esempio stupido e senza senso, se di notte mi alzo assetato, vado in cucina e apro il frigo per prendere dell’acqua, e dentro al frigo ci trovo l’acqua - insieme a tutto quello che dovrebbe stare in un frigo – tutto torna.  Se invece aprendo il frigo dentro ci trovo Leonardo da Vinci che fa un massaggio a Gianfranco Magalli, steso a pancia in giù su una fetta di pane che funge da lettino, mentre ascoltano i Motörhead a palla, la cosa sarebbe inattesa, e sicuramente divertente.

 

8.      Cosa rappresenta per te Voidgaze Dopamine Salad nel tuo percorso artistico?

Vedo “Voidgaze Dopamine Salad” come una vera e propria insalata che – personalmente – è stata per me una discreta fonte di dopamina. Una mia prima apertura – ufficiale – alla produzione musicale da solista, banalmente, un debutto. Un multiverso sonoro dalle sembianze caleidoscopiche, in cui mi rispecchio.


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